La fantasia e il tempo viaggiano insieme mescolando i colori

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10 agosto, 2017

Racconto...La ceretta



E' un caldo pomeriggio di Luglio.
Tea e Carla sono sedute all'ombra di un "sempreverde" che il padre di Carla nonchè suocero di Tea, aveva piantato anni prima proprio per godere dell'ombra sotto le sue fronde, in quei pomeriggi estivi nei quali il sole spacca i sassi e rende immobile l'aria.
Le due cognate ricamano il corredino per il bambino che aspetta Tea.
" Che ne dici, andiamo alla cerimonia dell'ordinazione sacerdotale di don Luca?"
chiede Carla, giusto per conversare.
Tea è quasi infastidita dalla domanda, che la costringe a concentrarsi sulla risposta affermativa già data e della quale si è pentita.
Infatti proprio quell'otto Luglio coincide con il primo dei giorni( 8-13 ) che il ginecologo
ha stabilito di transito da un mese a quello successivo della gravidanza, prevedendo il parto, negli stessi giorni, per Agosto.
Ogni mese, in quel periodo, si sente stanca, depressa, nervosa. Con dei lunghi mutismi evita quelli che sarebbero stati inutili scontri. Come adesso.
-" bè, anche se io non conosco Luca nè i familiari, abbiamo già accordato !" - taglia corto la giovane che si ostina a nascondere quello stato di debolezza e nervosismo.
-"perchè ti sei pentita?" - chiede Carla cercando di provocare una reazione di Tea che chiarisca il motivo per il quale , ogni tanto sua cognata, cambia umore e si chiude a riccio.
Le due giovani, ventidue anni ciascuna, erano amiche ancor prima d'esser cognate.
Si erano conosciute frequentando lo stesso gruppo cattolico "il focolare".
Non ricevendo risposta prosegue, con tono più morbido
-" sai!, lo dico per te stessa, ti fa bene uscire, vedere gente...stai troppo sola e silenziosa!...poi Luca è un grande amico di tuo marito, hanno la stessa età e quando Mario era anche lui in seminario, per tre anni sono stati compagni di classe. Poi ognuno ha preso la sua strada, Luca quella del sacerdozio e Mario tra un mese sarà padre!"
Tea si ricompone.
"non mi sono pentita...e...e...che..." Si ferma per contenere delle stupide lacrime che vorrebbero spezzare argini costruiti con tanta pazienza.
Carla coglie l'attimo e continua per lei
" è perche Mario è lontano??"
Tea china la testa..
Carla continua con voce serena-
-"Mario, abbandonato il seminario perchè non aveva più la certezza che la strada intrapresa fosse quella giusta, ha scelto un'altra scuola, anche questa in un collegio retto dai padri Scolopi e rigido come un seminario ma con un indirizzo nuovo che lo avrebbe portato a veleggiare per i mari..."
Tea ascolta ciò che già sa
Carla -
-" non sei l'unica moglie di un marittimo...anzi, devi essere orgogliosa perchè Mario è un Direttore di macchina, un comandante in seconda...fa un lavoro importante, di grande responsabilità che dovrebbe riempire d'orgoglio qualsiasi donna....e poi tra un mese verrà in licenza..."
" si ma poi ripartirà!!!.."
"centrato" pensa Carla
-" lo hai sempre saputo che quella sarebbe stata la vostra vita e...poi avete costruito sopra la nostra casa, babbo, mamma, fratelli e sorelle non ti lasceremo mai sola, aspetteremo insieme il suo ritorno!"...
Tea si sente alleggerita, in fondo è proprio quello il magone che provoca il disagio in quei giorni.
"vado a prepararmi!" annuncia levandosi dalla sedia.
-" ma è ancora presto!!!" esclama Carla " mancano quasi due ore alla Messa dell' Ordinazione di Luca!"-
-" Si, hai ragione ma...devo usare il rasoio sui peli delle gambe e con questo pancione, non so quanto tempo c'impiegherò!"-
-" no! " è incredula Carla -"perchè fai le gambe con il rasoio?...ma no..aspetta...per questa occasione indossa il premaman lungo così quando rientreremo sistemerò io i peli delle gambe con la "ceretta", il rasoio va usato ogni pochi giorni..perciò come potrai farlo quando andrai in ospedale per il parto?no, no..ci penserò più tardi io e, per almeno un mese non avrai il pensiero di quel problema così antiestetico.
-"Il tuo discorso è convincente ma...io non ho fatto mai la ceretta alle gambe e...poi attraverso i pori non vorrei introdurre miasmi chimici che potrebbero far del male al bambino!"-
-" ma no! vai tranquilla la ceretta la preparo io con zucchero, limone...la faccio da anni per me e mia sorella...e i bulbi dei peli si sono così indeboliti che la peluria rada viene via anche con la pinzetta delle sopracciglia!" -
" va bene!" E' entusiasta Tea.
Verso le otto del pomeriggio il sole è ancora alto nel cielo quando, terminata la cerimonia, fanno ritorno a casa.
Tea è contenta d'esserci andata, ha conosciuto il neo Sacerdote, ha vissuto un'emozione così intensa che le ha caricato l'animo di rinnovata serenità.
Rientrati a casa ha inizio "l'operazione ceretta"
Carla preso un "tegamino" , mette dentro gli intrugli e, da quella esperta che è, dosa le quantità ad occhio.
Un delizioso profumo si espande per la cucina.
Tea è già stesa sul divano del soggiorno. Carla taglia a strappo strisce di vecchie lenzuola.
Entra la mamma-suocera
-" cosa stai facendo?" - chiede alla figlia, anche se dall'"ambaradan" in giro ha intuito tutto.
-" non fare la ceretta a Tea, non l'ha mai fatta e adesso non mi sembra il momento giusto!"- continua, con tono preoccupato la madre-suocera
-" ma mamma, lo sai che si tratta d'ingredienti naturali..non è la prima volta che la preparo e ne faccio uso.."-
-" no, no, lasciatela fare, anche io penso che sia una cosa ben fatta!"- Interviene con determinazione Tea pensando a quanto sia fastidioso rasare le gambe un giorno si e l'altro quasi.
La donna con un "arrangiatevi!" sibilato tra i denti, va a sedersi al fresco del sempreverde.
Preso un pennello spesso, Carla lo intinge nella poltiglia calda e cremosa
-" senti Tea, io direi di cominciare dall'inguine, che è l'unica parte che ti farà un pò male, così superata questa prima fase sarà tutto più scorrevole dalle ginocchia in giù!"-
-"fai,fai tranquilla !" risponde Tea rilassata.
Carla spennella la ceretta calda e piccicosa dall'inguine fino alle ginocchia e , visto che Tea non fa neanche una smorfia, spalma anche le parti interne ed esterne delle cosce poi poggia sopra, le strisce di tela, stirando e premendo bene con le dita perchè diventino un tuttuno con la ceretta.
Ci soffia sopra per raffreddare. Tea sente che il tutto si solidifica astringendole la pelle.
Carla strappa la prima striscia, quella più interna. Tea caccia un urlo.
Il dolore ha fatto roteare il bambino almeno due volte per trecentosessanta gradi...ed ora sta immobile, teso, dando la forma aguzza della cima di una mantagna innevata, alla pancia della mamma.
Carla è preoccupata ma sa che deve andare avanti, non vi è alternativa, le strisce, diventate dura come le caramelle di zucchero fuso alla fiamma, devono essere tolte.
Alla terza striscia, Tea lacrima, il bambino ha scatti nervosi che le provocano dolori lancinanti e ...perdite di sangue, constata disperata Carla....





Chiama sua madre
La donna corre e...
-"disgraziata, te lo avevo detto...adesso come si fa? " -
Visto che le sue parole aumentano il panico tra le due giovani, la donna con la saggezza della madre che ha partorito i figli in casa, riprende la calma e il controllo della situazione. Rivolta a Carla-
" bisogna togliere tutte queste strisce e croste di ceretta!" ordina -"aiutati anche con dell'acqua calda, non la puoi lasciare così....intanto io telefono all'ostetrica."-
In un quarto d'ora Carla riesce a scrostare un bel pò di ceretta ma non tutta.
Arriva l'ostetrica, nel frattempo che visita Tea, la suocera racconta come è avvenuto il fatto.
-"ha il collo dell'utero rientrato e il parto aperto di tre centimetri poichè è all'ottavo mese io direi che è il caso di portarla in ospedale!" Afferma l'esperta.
Sono le undici di notte quando Carla e l'ostetrica riescono a tirar via anche l'ultima crosta.
Tea si è calmata ma...ha la febbre.
La suocera ha già preparato la valigetta con l'occorrente. Una telefonata per confermare a sua sorella che è necessario accompagnare la giovane in clinica.
Arriva la zia con il figlio che ha una comodissima macchina. Dietro si siedono la suocera, la zia e l'ostetrica, davanti il cugino autista con accanto Tea.
Carla rimane tristemente a ripulire il disastro.
Arrivata alla clinica privata con un mese di anticipo sulla prenotazione, la giovane è sistemata su una barella e di corsa in ambulatorio. Un'altra ostetrica dopo averla visitata, esce lasciandola con due infermiere. Tea ha sonno.
Le due donne la tengono sveglia contro la sua volontà.
Arriva il primario, dopo averla visitata le fa una puntura e la rimanda nella camera antecedente la sala parto. Tea occupa uno dei cinque letti vuoti. Ha paura, non vuole stare sola. Si sente abbandonata. Un mal di testa le impedisce di riordinare gli avvenimenti. ...
Apre gli occhi. Ha la sensazione d'aver dormito non sa per quanto tempo, però ricorda tutto.
Si apre la porta. La giovane riconosce il Primario ed un'assistente ch'egli chiama signorina Nieddu.
Tea trema, ha paura...non ha idea di quel che le sta capitando
Il primario la osserva e con voce paterna
-"tranquilla figliola, la signorina Nieddu compilerà la scheda con i tuoi dati poi resterà con te!"
" Grazie!" farfuglia con un filo di voce Tea.
Il professore le prende una mano
" quanti anni hai figlia mia?"
"ventidue!"
" ventidue???? ma ne dimostri quindici!"
Tea abozza un sorriso.
"Sei sposata?"
"si certo, da oltre un anno"
"ma non ti ha accompagnata tuo marito in ospedale...ho letto la cartella dell'accettazione..." chiede con un leggero imbarazzo l'uomo
"no, mio marito non avrebbe mai potuto accompagnarmi!"
"figlia mia, perchè? " - insiste il professore gettando uno sguardo di complice intesa con la sig. Nieddu
"mio marito è un ufficiale della marina mercantile e attualmente sta navigando sulla tratta nord-europa/america"
Il professore presa una sedia, si siede e con maggior imbarazzo
"figlia mia, se tuo marito non c'è, chi ti ha violentata? dice scoprendola.
Tea impiega qualche secondo a rispondere perchè guarda incredula le sue cosce....strisce di varie tonalità di bluette e viola vanno dilatando i confini per trasformarsi in chiazze ed ematomi.
" oh Dio!!, ma che cosa va pensando professore...quella è la cerettaaaaa!"
"la ceretta???"
" si professore oggi a mia cognata Carla....."
Gli racconta tutta la storia
"il professore si rilassa e portandosi le mani alla testa
" stupide donne, soffrite per toglierci quel che più ci attrae!"
"Buona notte figliola, quando è previsto l'arrivo del papà?"
"dovrebbe sbarcare i primi giorni di Agosto
"allora goditi queste vacanze, qui siamo una famiglia, appena ti rimetterai ti permetterò qualche passeggiata nel giardino, tanto il bambino arriverà con il suo papà!"
"ma professore, ci vuole tanto tempo? perchè non farmi rientrare a casa?
Uno perchè potresti partorire per strada, due perchè tua cognata farebbe in tempo a farti un'altra ceretta...non si sa mai!!"







Poesia...10 Agosto


07 agosto, 2017

Poesia...A monte del tempo



Tiepido dondolìo
d'onda materna
vagheggio
rimembrar
ombra
di remota tratta ...
..embrione
a monte del tempo.
Inerspicar nel buio
d'incerti sentieri
traccian
confuse orme...
Sorrisi colorati
d'illusioni...
e...
vago
stanco,
ferito
sulla dura terra,
tra scure pozze
ch'eran
rosate nuvole
d'ingannevoli sogni
illuminati
dalla luna.
E vado,
vado
curvo sotto il peso
di mattoni
per costruire muri
sulla sabbia
rubata dalle onde...
e
intanto
tramonta il sole.
Sull'ultimo sorriso
del giorno che muore ..
alita
l'onda materna...
...Eccola..
dondola lieve
leggera
...ma...
è già sera...
dolce sera
Scia di stelle
a monte del tempo.


24 luglio, 2017

Poesia Sera d'Estate



Immobile
sera estiva
di luna piena.
Caduco sguardo
dondolio di culla,
materno eco
bramoso insegue
in silenti, scuri
spazi,
privi di
lucichio stellare.
Velate gocce
di calda brina,
scivolano
come stelle cadenti...
lasciano una scia
per sparire
nell'immensità
dei perchè
senza risposte
... nel vuoto

dei nulla.


31 maggio, 2017

sono poco presente nel blog...

però anche molto impegnata

Biografia ufficiale
Autori sardi / sito Luigi Ladu

Maria Antonietta Sechi insegnante di scuola primaria in pensione è nata a Portotorres da genitori di origine sassarese.
Sposata, vive a SANTA MARIA COGHINAS da oltre quarant'anni.
Si diletta a scrivere con passione poesie in italiano e in vernacolo ( gallurese-coghinese, portotorrese). Compone abilmente anche racconti in italiano.
Teneri Haiku e satirici Limerick che pubblica nel suo Blog
A Pasqua 2013 è uscita la sua
prima pubblicazione "WAI,WAI" un racconto per adolescenti
edizioni "il ciliegio “.
Premi e menzioni
2014
Concorso prosa e poesia
Mariuccia Ruju Dessì FIDAPA Italy”
-Menzione d'onore con la poesia “Armonioso intreccio”
-Secondo premio prosa con il racconto “ Tay “
Anno 2015
Concorso in “limba sarda” indetto dall'Associazione AUSER di Budoni
-Primo premio con la poesia in gallurese-coghinese “Cleopatra in Gaddhura”
Concorso Rosilde Bertolotti” in lingua sarda indetto dall'associazione FIDAPA Sassari
-Primo premio con il racconto in gallurese-coghinese “lu banzigu di mamma”
Anno 2016
Concorso “contos e paristorias” indetto dall' associazione culturale di Suni
Menzione d'onore con il racconto in gallurese-coghinese
lu battiu”
Concorso prosa e poesia “Mariuccia Ruju Dessì “ FIDAPA Sassari
-Terzo premio prosa con il racconto in lingua italiana “ Locum tuum usque in sempiternum”
- Segnalazione con la poesia in italiano “ l'ultima speme affido al lume lunare”

Concorso Premio Logudoro Ozieri
- Menzione d'onore con la poesia in coghinese “La teggia di lu riu”
- Premio cortometraggio con il racconto in coghinese “ Lu zegu”

Anno 2017
Concorso prosa e poesia "Rosilde Bertolotti" in lingua sarda indetto dall'Associazione FIDAPA di Sassari
secondo premio prosa con il racconto in coghinese "L'amicizia"


20 maggio, 2017

poesia....il silenzio

Il silenzio

Urla,
il silenzio
il suo dolore
solitario
al vento
perchè lo disperda nell'aria
tra bianche nuvole
a veleggiare
in attesa di un attimo.
Balenio di quiete
d' uno sguardo
muto,
lucente
di stelle,
d' euforici silenzi.

Desio.


22 aprile, 2017

Poesia...Zapatos Rojas



Poesia

(Scarpette rosse)

Aspettare l'alba
che porterà un nuovo giorno
e poi il tramonto
che porterà un'altra notte.
Negli spazi d'attesa
un silenzio assordante
scandisce ore
minuti
attimi
che scorrono eguali
sepolti
tra livide mura
E tu
che proteggevi
l'essenza del mio " io"
tu
plasmato dal mio pensiero
intriso di giovinezza
forgiato d'amore
dipinto di sogni
d'attese impreziosito
or vaghi,
in rabberciate pezze
di visibile nullità
tra le fronde
d'un salice che piange
sulle mie
solitarie
scarpette rosse.


di

poesia...lo stazzo

Lo stazzo
Sorge l'alba sopra i muri sbiaditi
delle casette abbandonate e mute,
nello stazzo solitario
cantano l'erba, i cespugli e le fronde
al sospiro del vento
dondolando.
Smarrite si son nel tempo
chiassose tracce di vita
di quando, una mano per l'altra,
si condivideva la povertà
unendo il vicinato
in rispettosa armonia.
Quante lune hanno vigilato
le donne impastando grano
mentre la famiglia nella notte
rincorreva sogni colorati.
Profumava l'aria di pane caldo
quando,
prima che cantasse il gallo,
a casa ritornavano
con in testa i canestri
Rianimavano svelte il fuoco,
preparare il cibo agli uomini
che con la bisaccia sulle spalle
dal lavoro faticoso segnate
andavano alla giornata
Passavano i carri, muggivano i buoi...
il vicinato si animava al sorger del sole.
La vita seguiva del tempo ogni stagione.
Alla sera, sui volti
si spandeva la fiamma del camino
alimentata dai racconti degli anziani,
custodi delle tracce della storia
Uno dietro l'altro, insieme agli anni,
come foglie in Autunno,sono volati gli anziani.
I giovani si sono allontanati
a cercar lavoro in terre lontane.
Adesso, quando scende la sera,
nel silenzioso, freddo stazzo
piange la brina di solitaria malinconia.





01 febbraio, 2017

poesia...La via della salvezza

La via della salvezza

Ombre
disperate
errano,
in cerca d'appiglio,
nel buio
d' una
sepolcrale stiva
tra statue marmoree
che
come fredde stalattiti
gocciolano
amaro
su piedi stanchi
di corpi ignudi
avvinghiati
al filo del domani.
Dalle sentine
appozzati miasmi
di corpi stipati
di morti viventi
di virgulti stretti
nella morsa
d'un ultimo abbraccio
ad un caduco sogno
di sole raggiante
in nuova mattina,
annunciano
la speme
infranta
nell'acre odor
di latrina.



26 dicembre, 2016

Poesia...è scesa la sera sul Natale



E' la sera di Natale
le strade son deserte
in alcune case
le famiglie raccolte
in altre
le luci spente.
Sull'asfalto bagnato
le luminarie
ora scintillano
come sorrisi
di chi ancora spera,
ora spenti
come chi la speme
ha perduto
e non ricorda più
né dove, nè quando.
Si dice che il Natale
sia la gioia dei bambini,
bè! allora è facile
“per poche ore
saremo tutti bambini”.
Ma quali?
Quelli terrorizzati,
sui barconi,
in mezzo al mare,
quelli venduti
ai mercanti del sesso
o per i trapianti,
altri
inconsce mine vaganti,
i bambini soldato
all'odio e alla guerra forgiati,
oppure
bambini
che chiedono elemosina
o spacciano droga
ai bordi delle metropoli,
e i figli “pacchetti”
delle famiglie allargate,
i bambini terremotati
o quelli in ospedale ammalati?

Quale bambino?....
Sarò
semplicemente,
“io”





21 dicembre, 2016

Poesia...quando il Natale profumava...di semplicità




Il Natale
Aveva un profumo speciale
se chiudo gli occhi
ancora lo sento,
dal presepe
provenire intenso.
Il muschio
appena raccolto,
essenza di sottobosco,
Casette, botteghe e ponticini
preparati,
da grandi e piccini,
con corteccia di sughero
caduta al suolo,
dimora di funghi colorati,
di terra umida profumati
Cespugli
di aghi di pino marittimo
intrecciano
l’intensità
del loro acre odore,
con la fragranza delle pagnotte
appena sfornate
che
emanano le montagne
di sacchetti di carta
appallottolate.
Le statuine,
di gesso colorate,
con il loro immoto andare,
su sentieri di farina e riso
guidano alla capanna
la gioia splende sul loro viso
Tra cespugli colorati
di corbezzolo e mirto,
pastori, pecorelle
salutano “il Bambinello”
con Giuseppe e Maria
il bue e l’asinello
I sensi colgono
i profumi del Natale
In rinnovata gioia, del rimembrare,
Il cuore
palpita di Divino Amore





11 dicembre, 2016

Viva la R.A.I ci fa crescere sani.. ultima parte


In attesa che gli uomini rientrassero dal lavoro, le donne “del vicinato” si riunivano sempre, in qualsiasi stagione. Durante le ore lunghe e tediose dei freddi pomeriggi invernali si alternavano in casa dell'una o dell'altra, ai primi tepori e nei nei caldi pomeriggi estivi cercavano fresco all'ombra delle piante nei giardini.
Chiacchieravano mettendo a confronto “problemi” del vissuto quotidiano : la casa, la famiglia, i figli, la cucina, i dolci per le feste, racconti dei tempi andati, nel frattempo, le mani erano impegnate a rammendare, cucire, ricamare, filare la lana con il fuso o a lavorarla con i ferri.... mai inoperose né mani, né lingua.
Noi bambini giocavamo nell'androne, se fuori pioveva, altrimenti sulla strada. Ai tempi era normale poiché le macchine, non si erano ancora impadronite di quel territorio così ricco di “input vivendi “
L'avvento della televisione modificò leggermente gli orari e arricchì di nuovi argomenti le chiacchierate “condominiali”
Poche famiglie possedevano il televisore. I primi in commercio avevano un prezzo poco accessibile ai redditi bassi degli anni '50.
Essendo molto sentito il senso della condivisione, dello stare insieme i fortunati che lo possedevano condividevano il piacere di vedere i programmi di “mamma R.A.I.”con chi non aveva la tivù, con la stessa spontaneità con cui si mettevano a disposizione, per il “ricevimento/ pranzo del fidanzamento o matrimonio di un/una giovane di una delle famiglie del gruppo, le tovaglie, i piatti i bicchieri, le posate.
Alle cinque pomeridiane riunione di bambini davanti alla tv.
Le famiglie, alla sera, cenavano prima del previsto e, dopo aver addormentato i bambini, gli adulti, ivi compresi i mariti, si recavano dal vicino “fortunato”
-e permesso, si può?-
chiedevano entrando dalla porta centrale per dirigersi verso la camera dove erano sistemate le sedie per accoglierli.
-Accomodatevi!...benvenuti!!
Ricevevano in risposta, come se non si fossero visti da tempo.